Uno scoliometro restituisce un numero in gradi. Quel numero è l’angolo di rotazione del tronco (ATR) — quanto un lato della schiena si solleva rispetto all’altro quando la persona si piega in avanti. È una misurazione di screening dell’asimmetria del tronco. Non è l’angolo di Cobb, non è una diagnosi, e lo stesso numero può significare cose diverse in persone diverse. Se ti hanno detto che tuo figlio ha «X gradi di scoliosi», quasi certamente si parlava dell’angolo di Cobb, che si misura su una radiografia: questa guida parla di un altro numero. Qui spieghiamo come si leggono le soglie più usate — 5°, 7° e 10° — e che cosa conviene fare dopo in ciascun caso.

In breve. Sotto i 5° la lettura è generalmente considerata bassa. La fascia 5°–6° merita attenzione e un ricontrollo fatto con calma. 7° o più è la soglia più citata per suggerire una valutazione professionale. E qui c’è un dettaglio che in Italia vale la pena conoscere: il 5° non è un numero americano importato. È il numero che le società scientifiche italiane hanno messo per iscritto per prime, nelle Linee Guida nazionali del 2002, che raccomandano lo scoliometro con «un valore soglia non superiore a 5°».
Quel documento, però, resta una linea guida di società scientifiche e porta la data del 2002: nessuna autorità pubblica italiana ha mai adottato quella soglia, la parola scoliosi non compare né nel DPCM 12 gennaio 2017 (i LEA) né nel Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025, e nessun medico italiano è tenuto ad applicarla. Le fasce di questa pagina vanno quindi lette come indicazioni su quando chiedere, mai come un giudizio su che cosa non va.
Lo scoliometro è un ausilio di screening. Non diagnostica la scoliosi, non misura l’angolo di Cobb e non sostituisce la valutazione di un professionista né gli esami di immagine.
Quando qualcuno esegue il test di Adams, cioè il test della flessione anteriore del tronco, ogni rotazione della colonna vertebrale solleva le coste o la muscolatura di un lato più dell’altro. Appoggiando uno scoliometro — fisico oppure la Scoliometer App su uno smartphone — di traverso sulla schiena, nel punto più alto del gibbo, lo strumento legge quell’inclinazione in gradi. Quello è l’ATR. Ed è esattamente lo strumento che le linee guida italiane indicano da oltre vent’anni: «Si raccomanda l’utilizzo dello Scoliometer di Bunnel».
Poiché l’ATR misura la superficie della schiena e non le vertebre, è un segnale indiretto. Ha un rapporto con la curva sottostante, ma non deterministico: Coelho e collaboratori (2013), su 64 partecipanti per metà casi e per metà controlli, collocano la correlazione con l’angolo di Cobb radiografico attorno a r ≈ 0,7, e il valore cambia con la popolazione studiata. In parole semplici: un ATR più alto di solito accompagna una curva più ampia, ma non si converte l’uno nell’altro. Per questo le sezioni che seguono parlano di che cosa fare a ogni lettura, e non dell’angolo di Cobb a cui «corrisponderebbe». Il confronto completo è in ATR e angolo di Cobb.
| Lettura ATR | Come viene interpretata | Passo successivo ragionevole, in Italia |
|---|---|---|
| 0°–4° | Bassa. Piccole asimmetrie in questa fascia sono comunissime: Bunnell (1993), su 1.000 studenti, trovò che l’80 % aveva 3° o più di ATR. | Monitoraggio abituale, soprattutto durante la spinta puberale. Annota il valore, così potrai confrontarlo più avanti. |
| 5°–6° | Zona di attenzione. È la soglia che le Linee Guida nazionali italiane del 2002 hanno scelto per la prescrizione della radiografia, ed è il criterio di Bunnell (1984), nato per identificare curve di 20° o più di Cobb, non una scoliosi qualsiasi. | Rimisura con calma (stessa persona, stesso livello della schiena). ISICO, un istituto privato, richiama entro l’anno le letture di 3–5° e scrive: «Nel caso in cui si riscontri un valore superiore ai 5° è necessaria una visita specialistica». |
| 7°–9° | Elevata. È la soglia di invio più citata (Bunnell, 1993). SOSORT 2016 ne descrive il compromesso: a 5° la sensibilità è di circa il 100 % e la specificità di circa il 47 %; a 7° la sensibilità scende all’83 % e la specificità sale all’86 %. | Chiedi al pediatra di libera scelta o al medico di medicina generale l’impegnativa per una visita ortopedica o fisiatrica. |
| 10° o più | Chiaramente elevata. Resta comunque un ATR: non è un angolo di Cobb e non è una diagnosi. | Valutazione specialistica senza rinviare. L’eventuale radiografia viene dopo: «Si raccomanda che la scelta di eseguire l’indagine radiografica venga effettuata dallo specialista». |
| Un aumento che si ripete quando la misurazione viene rifatta | Falla rivedere anche se il valore attuale sembra moderato: la tendenza dice più di una lettura isolata. Misurazioni ripetute della stessa schiena possono differire di diversi gradi, quindi un singolo valore più alto non è di per sé la prova di un cambiamento. | |
Queste fasce vengono dallo screening con lo scoliometro (Bunnell, 1984 e 1993) e coincidono con quello che gli specialisti italiani avevano scritto nel 2002. Vale però la pena essere chiari sul loro stato in Italia: non esiste una soglia nazionale, non esiste un programma nazionale di screening scolastico e la scoliosi non compare né nei LEA né nel Piano Nazionale della Prevenzione. Quello che esiste è una linea guida di società scientifiche del 2002 — SIMFER insieme a SIOT, GSS, FMSI, SIMG e SIRM — e il protocollo interno di un istituto privato, ISICO. Sono riferimenti autorevoli e italiani, ma non obbligano nessun medico, e ogni ambulatorio può fissare il proprio punto di attenzione in modo leggermente diverso, quasi sempre fra 5° e 7°.
Cinque gradi stanno esattamente sul confine. Da soli non sono allarmanti, ma sono il punto in cui chi misura con attenzione si ferma invece di passare oltre. In Italia questa cifra ha una storia precisa. Le Linee Guida nazionali del 2002 — Trattamento riabilitativo del paziente in età evolutiva affetto da deformità del rachide, firmate da SIMFER insieme a SIOT, GSS, FMSI, SIMG e SIRM — raccomandano «l’utilizzo dello Scoliometer di Bunnel» con «un valore soglia non superiore a 5°», e poi, testualmente: «Si raccomanda di scegliere una soglia significativa di almeno 5° ATI o 5 mm di gibbo per la prescrizione della radiografia», dove la sigla sta per angolo di inclinazione del tronco, il nome che quel documento dava all’ATR.
Ecco perché il 5° non va letto come un numero americano recepito in ritardo: è il numero che gli specialisti italiani hanno scelto per primi. Ed ecco, con altrettanta onestà, che cosa non è. Quel documento porta la data del 2002 e non risulta superato da un aggiornamento SIMFER o SIOT; non è mai stato recepito da un’autorità pubblica; la scoliosi non compare nel DPCM 12 gennaio 2017 che definisce i LEA, né nel Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025; e nessun pediatra di libera scelta, medico di medicina generale o medico sportivo è obbligato a misurare l’ATR in una qualsiasi visita. La soglia esiste in Italia come raccomandazione professionale, non come regola.
Le linee guida internazionali SOSORT 2016, anch’esse a guida italiana, spiegano perché proprio 5°. Nel capitolo dedicato alla valutazione riportano che, scegliendo 5°, la sensibilità dello scoliometro è di circa il 100 % e la specificità di circa il 47 %; a 7° la sensibilità scende all’83 % e la specificità sale all’86 %. E aggiungono che «when prevention is desired through a good conservative approach, 5° is a better cutoff». Sono osservazioni contenute nella parte descrittiva del documento: SOSORT non emette una raccomandazione numerata del tipo «inviare allo specialista a X gradi», e nessuna delle due cifre va letta così.
Tre cose decidono che cosa fare davanti a un 5°:
La risposta sensata a un 5° stabile non è né l’allarme né l’archiviazione: è accorciare l’intervallo fra i controlli e osservare la tendenza. In controlli durante la crescita trovi ogni quanto conviene rimisurare; se invece cerchi la tabella generale delle fasce, è in valori normali dello scoliometro.
Sette gradi è il numero verso cui punta la maggior parte delle indicazioni di screening quando si tratta di decidere se coinvolgere un professionista. Non significa che una curva sia confermata e non dice quanto misuri: significa che l’asimmetria del tronco è ormai abbastanza marcata perché la guardi qualcuno che se ne occupa. La soglia viene da Bunnell (1993), e vale la pena sapere perché scelse quel valore: sui 1.000 studenti misurati, inviare a partire da 7° significava inviare il 3 %, mentre inviare a partire da 5° significava inviare il 12 %. È una decisione di efficienza dello screening, non un confine biologico.
Si legge a volte che un ATR di 7° «equivale» in media a circa 20° di Cobb. Non esiste una conversione affidabile: la dispersione fra persone è troppo ampia perché quella media valga per qualcuno in particolare. La conclusione pratica è più semplice: da 7° in su si prenota una valutazione, invece di aspettare per vedere se il numero sale.
Il numero singolo non è più il punto d’arrivo, e a dirlo sono gli italiani. Lo studio premiato da SOSORT nel 2023 (Negrini F e collaboratori, European Spine Journal) ha analizzato 10.813 pazienti seguiti a Milano presso ISICO, un istituto privato di riferimento per la scoliosi: combinando l’ATR con il gibbo misurato in millimetri, l’asimmetria della vita, il sesso, l’indice di massa corporea e il menarca, il modello «showed better performances than using the 5 and 7 degrees ATR thresholds» nel decidere se prescrivere una radiografia. È una casistica di ambulatorio specialistico, non della popolazione generale, quindi non dice nulla su quanto la scoliosi sia diffusa. Dice però qualcosa di prezioso a chi misura a casa: se gli specialisti italiani stanno già andando oltre la soglia unica, a maggior ragione 5°, 7° e 10° vanno letti come indicazioni su quando chiedere, mai come una diagnosi di che cosa non va.
Dieci gradi sono una lettura chiaramente elevata e dovrebbero portare a una valutazione professionale senza rinviare; ma, di nuovo, restano un ATR: non un angolo di Cobb e non una diagnosi. Lo specialista esaminerà la schiena, raccoglierà la storia clinica e, se lo riterrà opportuno, prescriverà una radiografia per misurare la curva reale — perché, secondo le stesse linee guida italiane, la scelta di eseguire l’indagine radiografica spetta a lui e non arriva prima della visita.
Il percorso italiano, in pratica: il pediatra di libera scelta (fino ai 14 anni) o il medico di medicina generale emette l’impegnativa, oggi una ricetta dematerializzata di cui ricevi il promemoria con il NRE, il numero della ricetta elettronica; con quello prenoti al CUP. Sull’impegnativa il medico scrive una classe di priorità — U entro 72 ore, B entro 10 giorni, D entro 30 giorni per le visite e 60 per le prestazioni strumentali, P entro 120 giorni — ed è quella lettera, non la diagnosi, a determinare la finestra di prenotazione. Le prestazioni che vedrai indicate si chiamano VISITA ORTOPEDICA 89.7B.7, VISITA FISIATRICA 89.7B.2 e, per l’immagine, RX RACHIDE COMPLETO E BACINO SOTTO CARICO 87.29. Il ticket della specialistica si somma «fino al tetto massimo di 36,15 euro» per ricetta, con regole ed esenzioni che cambiano da Regione a Regione. In libera professione una visita ortopedica o fisiatrica costa tipicamente attorno ai 100–130 €, ma varia molto (dati dell’osservatorio prezzi di YesDoctor, un aggregatore commerciale). Sui tempi, l’unico dato pubblico che si può citare è un rilevamento pilota AGENAS del 2023 sulle prime visite ortopediche: il 74 % entro i 10 giorni della classe B e il 78 % entro i 30 giorni della classe D, con mediane di classe D dai 18 giorni della Toscana ai 36 del Piemonte.
Conviene tenere la prospettiva mentre si prende la cosa sul serio. Buona parte delle scoliosi idiopatiche si gestisce con osservazione, esercizi o corsetto, non con la chirurgia. E il corsetto, in Italia, è nel nomenclatore dell’assistenza protesica dei LEA, classe 06.03 ortesi spinali, con i nomi che sentirai citare in ambulatorio (Lionese, Cheneau, P.A.S.B., Bolognese, Boston), costruito su misura e prescritto da un medico specialista: quella porta si apre dopo la visita specialistica, non prima. Una lettura alta è un motivo per cercare risposte, non una sentenza. Su chi valuta, quando e con quali criteri, vedi quando rivolgersi allo specialista.
Una lettura dello scoliometro vale quanto valgono le condizioni in cui è stata presa. La stessa persona può dare numeri diversi a seconda di:
Ecco perché la tecnica conta così tanto. Se i tuoi numeri ballano, ripassa come usare uno scoliometro e la guida sulla precisione delle app scoliometro prima di trarre conclusioni da un singolo valore.
Sono le stesse linee guida SOSORT 2016 ad affrontare il tema, e questo è un vantaggio: la ricerca sugli scoliometri per smartphone è già passata al vaglio di un documento a guida italiana. Balg e collaboratori hanno trovato, confrontando un’app con lo scoliometro fisico, una differenza media di 0,4° con limiti di concordanza al 95 % di ±3,1°, giudicati «small and clinically not significant». Vale la pena leggere quel ±3,1° per quello che è: l’accordo medio è buono, le singole letture si disperdono comunque. Gli studi hanno inoltre valutato il metodo su diverse applicazioni, non questa applicazione in particolare, e in gran parte su pazienti già diagnosticati: il lavoro di van West e collaboratori (2022) ha incluso 50 adolescenti già diagnosticati, con un angolo di Cobb medio di 38,5°, e ha usato uno smartphone dentro una custodia dedicata, quindi i suoi numeri non si trasferiscono così com’è allo screening di ragazzi sani a casa. In sintesi: lo smartphone può darti un ATR ripetibile per fare screening e per seguire l’andamento, ma un numero alto o in salita è un motivo per farsi vedere, mai un sostituto della visita.
No. Lo scoliometro misura l’angolo di rotazione del tronco sulla superficie della schiena. L’angolo di Cobb si misura su una radiografia della colonna vertebrale. Sono grandezze collegate ma non intercambiabili, e uno scoliometro non può darti un angolo di Cobb.
Cinque gradi sono un valore di attenzione, non di allarme, e molte letture in questa fascia non corrispondono a una curva importante. Rimisura con calma, annota il valore e accorcia l’intervallo fra i controlli, soprattutto durante la spinta puberale. Il 5° è la soglia che le linee guida italiane del 2002 indicano per la prescrizione della radiografia da parte dello specialista: è il punto in cui ha senso chiedere un parere, non un verdetto.
No. 7° è la soglia che la maggior parte dei programmi di screening usa per suggerire una valutazione professionale, non una diagnosi. SOSORT 2016 descrive il compromesso fra le due cifre — a 5° la sensibilità è di circa il 100 % e la specificità di circa il 47 %, a 7° si passa all’83 % e all’86 % — ma non emette una raccomandazione numerata sull’invio allo specialista. Solo un professionista, di solito con una radiografia, può confermare una scoliosi e misurare la curva.
Non esiste una conversione affidabile. In media un ATR più alto accompagna una curva più ampia — Coelho e collaboratori (2013) collocano la correlazione attorno a r ≈ 0,7 su un campione composto per metà da persone già diagnosticate — ma la dispersione fra individui è ampia. Storicamente 7° veniva associato in media a circa 20° di Cobb: è una vecchia regola pratica, non una conversione applicabile a una persona in particolare.
Piccole differenze nella profondità della flessione, nella posizione dello strumento, nel livello della schiena misurato, in chi misura e nella postura cambiano la lettura. SOSORT 2016 è esplicita: fra esaminatori diversi la precisione dello scoliometro è scarsa, e resta più bassa anche quando si eliminano gli errori di palpazione e di appoggio dello strumento. Percorri tutta la colonna vertebrale, annota il valore più alto e fai in modo che a misurare sia sempre la stessa persona, con la stessa tecnica.
Entrambe. Percorri tutta la colonna vertebrale con la persona piegata in avanti e annota l’ATR più alto che trovi. La rotazione può comparire nel tratto dorsale (in alto) o in quello lombare (in basso).
Quello che conta non è una lettura più alta isolata, ma un aumento che si ripete quando la misurazione viene rifatta con lo stesso metodo in un altro momento. Misurazioni ripetute della stessa schiena possono differire di diversi gradi, quindi un singolo valore più alto non è di per sé la prova di un cambiamento. Se l’aumento si conferma, parlane con il pediatra di libera scelta o con il medico di medicina generale senza aspettare il controllo successivo.
Le soglie di 5° e 7° vengono dallo screening di bambini e adolescenti, e lo stesso vale per le linee guida italiane del 2002, scritte per l’età evolutiva. Un adulto può usare lo scoliometro per fare screening e per seguire l’andamento, ma l’interpretazione di un valore specifico conviene discuterla con un professionista, perché la colonna vertebrale adulta cambia per altri motivi.
La Scoliometer App misura l’angolo di rotazione del tronco e ti permette di annotare ogni lettura, così da osservare la tendenza invece di reagire a un singolo numero. È un ausilio di screening, non un dispositivo diagnostico.
Avvertenza medica: questa guida ha finalità di informazione generale e di sensibilizzazione allo screening. Non costituisce un parere medico e non diagnostica la scoliosi né altre condizioni della colonna vertebrale. Uno scoliometro — compreso uno scoliometro su smartphone — misura l’angolo di rotazione del tronco come ausilio di screening; non è la stessa cosa dell’angolo di Cobb e non sostituisce una radiografia né la valutazione di uno specialista. I risultati variano da persona a persona in base all’età, alla maturità scheletrica, al tipo di curva, alla corporatura, alla tecnica di misurazione e alla costanza con cui le letture vengono eseguite. Rivolgiti sempre a un professionista sanitario qualificato per la colonna vertebrale tua o di tuo figlio.