L’angolo di rotazione del tronco (ATR) è il numero al centro dello screening della scoliosi: descrive quanto il tronco ruota da un lato e si misura con uno scoliometro mentre la persona si piega in avanti. In Italia lo stesso angolo circola con due sigle diverse, a seconda del documento che si ha in mano, ed è da lì che conviene partire. Questa guida completa spiega che cos’è l’ATR, come si misura, che cosa significano le letture, in che cosa differisce dall’angolo di Cobb e dove andare dopo, in ogni tappa del percorso di screening.

Quando la colonna vertebrale si curva, ruota anche su sé stessa: la gabbia toracica e la muscolatura di un lato non restano più alla stessa altezza di quelle dell’altro. Piegarsi in avanti rende evidente la differenza. Da un lato la schiena si solleva in una prominenza — il gibbo — mentre dall’altro si abbassa. L’ATR è l’angolo di quella pendenza da un lato all’altro, misurato in gradi nel punto in cui c’è il maggior dislivello tra i due lati. Una schiena simmetrica dà una lettura vicina a 0°; più il tronco è ruotato, più alto è il valore.
Qui serve una precisazione tutta italiana, perché lo stesso angolo viaggia nel nostro Paese con due sigle. ATR è l’angolo di rotazione del tronco: è la sigla del protocollo di screening di ISICO — un istituto italiano privato specializzato nella scoliosi — ed è quella che usiamo in tutto questo sito, perché corrisponde all’inglese angle of trunk rotation e al nome dell’app. ATI, angolo di inclinazione del tronco, è invece la sigla adottata dalle Linee Guida nazionali italiane del 2002 sul trattamento riabilitativo delle deformità del rachide in età evolutiva, e le linee guida internazionali SOSORT del 2016 la riportano accanto ad ATR come sinonimo. È lo stesso angolo, misurato con lo stesso strumento nella stessa posizione: se su un referto trovi una sigla e qui ne leggi un’altra, non stai confrontando due misure diverse.
Poiché la lettura si prende sulla superficie del corpo, l’ATR descrive la forma esterna del tronco e non la forma esatta della colonna che sta sotto. È una misura dell’asimmetria del tronco, non della curva: dice quanto una metà della schiena è più alta dell’altra quando la persona è piegata in avanti, e nient’altro. Per questo è una misura di screening — un segnale rapido, indolore e senza radiazioni che dice «questo merita uno sguardo più attento» — e non una diagnosi.
L’ATR si rileva durante il test di Adams, che le fonti italiane chiamano anche test della flessione anteriore del tronco o bending test. La persona si piega in avanti a partire dalle anche, con le ginocchia distese, i piedi uniti e le braccia che pendono libere, finché la schiena non è più o meno orizzontale. Lo scoliometro — un apparecchio fisico di tipo Bunnell oppure uno scoliometro su smartphone — si appoggia delicatamente sulla schiena, perpendicolare alla colonna vertebrale, e si fa scorrere lungo il tratto dorsale e quello lombare fino a trovare il punto di massima asimmetria. Il valore più alto osservato è quello che si registra come ATR.
La tecnica passo per passo è in come usare lo scoliometro, e gli errori che più spesso alterano una lettura sono raccolti in errori comuni nella misurazione con lo scoliometro. Conviene tenerlo presente fin da subito: la posizione della schiena, la mano che regge lo strumento e il punto in cui ci si ferma cambiano il risultato, quindi si misura sempre allo stesso modo e, quando è possibile, sempre con la stessa persona.
Le letture si interpretano rispetto a soglie di screening molto diffuse. Sono indicazioni per decidere se conviene chiedere una valutazione, non punti di taglio diagnostici. I 5° vengono da Bunnell (1984), che li propose come angolo minimo significativo per individuare curve di 20° o più di Cobb — non di 10° — mentre i 7° vengono da un lavoro successivo dello stesso autore (Bunnell, 1993). Proprio quello studio del 1993, su 1.000 studenti, trovò 3° o più nell’80 % di loro: una piccola asimmetria è la norma, non un reperto.
In Italia queste cifre non sono un’importazione. Le Linee Guida nazionali del 2002 sul trattamento riabilitativo del paziente in età evolutiva affetto da deformità del rachide — firmate da SIMFER insieme a SIOT, GSS, FMSI, SIMG e SIRM — raccomandano «l’utilizzo dello Scoliometer di Bunnel» e indicano «un valore soglia non superiore a 5°», collegando quella soglia, in alternativa a 5 mm di gibbo misurato con il gibbometro, alla decisione di prescrivere la radiografia. Sono gli stessi numeri che ISICO usa nel suo protocollo di screening e ripete nelle sue FAQ pubbliche: «Nel caso in cui si riscontri un valore superiore ai 5° è necessaria una visita specialistica».
| Lettura dell’ATR | Interpretazione generale |
|---|---|
| Meno di 5° | Lettura bassa. Di solito basta ripetere la misurazione con regolarità, soprattutto durante la spinta di crescita. |
| 5–6° | Merita attenzione e un controllo più ravvicinato; è un punto di invio frequente nei ragazzi in sovrappeso, in cui il tessuto molle attenua il gibbo e la schiena è più difficile da valutare a occhio. |
| 7° o più | Soglia ampiamente utilizzata per fissare una valutazione professionale (Bunnell, 1993). |
| Un aumento che si ripete | Quello che conta non è una lettura più alta isolata, ma un aumento che si ripete quando la misurazione viene rifatta con lo stesso metodo in un altro momento. Le linee guida SOSORT del 2016 rilevano che l’errore di misura tra esaminatori diversi mostra una precisione scarsa, tale da limitarne l’uso come strumento di esito, e che l’affidabilità tra operatori resta più bassa anche eliminando gli errori di palpazione e di posizionamento dello strumento. Misurazioni ripetute della stessa schiena possono differire di diversi gradi, quindi un singolo valore più alto non è di per sé la prova di un cambiamento. |
Va detto con altrettanta chiarezza che cosa quelle raccomandazioni non sono. Sono un documento di società scientifiche del 2002, non una norma: la scoliosi non compare nei LEA del DPCM 12 gennaio 2017 né nel Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, in Italia non esiste un programma nazionale di screening scolastico e nessun medico è obbligato ad applicare una soglia. ISICO, dal canto suo, è un istituto privato. Le bande usate in questa guida coincidono quindi con ciò che gli specialisti italiani raccomandano dal 2002, senza che nulla di tutto questo sia mai diventato politica pubblica.
Che cosa significhi in concreto una lettura di 5°, 7° o 10° è spiegato in che cosa significa una lettura di 5°, 7° o 10° e in valori normali dello scoliometro; il momento in cui un risultato va rivisto da un professionista è in quando rivolgersi allo specialista.
È la differenza più importante di tutta la guida. L’ATR è una misurazione di superficie della rotazione del tronco, presa con uno scoliometro in ambulatorio, a scuola o in casa. L’angolo di Cobb lo misura un medico su una radiografia della colonna in toto sotto carico e descrive la curvatura laterale della colonna stessa. Sono legati — una curva più ampia tende a produrre più rotazione — ma non sono lo stesso numero e non esiste una conversione affidabile dall’uno all’altro: il gibbo e l’angolo di Cobb sono quantità diverse, misurate su piani diversi e con strumenti diversi. Uno scoliometro non può in alcun caso restituire un angolo di Cobb.
È esattamente per questo che, nel percorso italiano, lo scoliometro è uno strumento di invio e non di diagnosi. Le Linee Guida del 2002 sono esplicite su chi decide: «Si raccomanda che la scelta di eseguire l’indagine radiografica venga effettuata dallo specialista». Il confronto completo è in ATR e angolo di Cobb, e la domanda sul perché i due numeri possano muoversi separatamente in l’ATR può cambiare senza che cambi l’angolo di Cobb?
La scoliosi tende a progredire più in fretta durante la spinta di crescita puberale, e le curve iniziali sfuggono con facilità. Poiché misurare l’ATR è rapido, indolore e non richiede radiazioni, si presta bene alla ripetizione: a casa, in ambulatorio, in occasione di una visita di controllo.
In Italia questo ha un peso in più, per una ragione di calendario. Il pediatra di libera scelta segue il bambino fino al compimento del quattordicesimo anno di età, con una deroga fino a 16 anni solo nei casi particolari certificati; i bilanci di salute sono definiti a livello regionale e, per esempio, in Emilia-Romagna il settimo e ultimo cade a 11–12 anni. Le stesse Linee Guida del 2002 raccomandano il test di Adams a tutti i bambini tra gli 8 e i 15 anni durante le visite di valutazione generale del pediatra di libera scelta, del medico di medicina generale e del medico sportivo, ma è una raccomandazione, non un obbligo. Nella fascia in cui la crescita corre di più può quindi capitare che nessuno guardi la schiena in modo sistematico. Non è un allarme: è semplicemente il motivo per cui una serie di letture prese sempre allo stesso modo, a casa, ha un valore concreto. È qualcosa da portare al medico al posto di un’impressione.
Il percorso, se una lettura più alta si ripete, è quello ordinario del Servizio sanitario nazionale. Se ne parla con il pediatra di libera scelta o con il medico di medicina generale, che se lo ritiene rilascia un’impegnativa — oggi una ricetta dematerializzata, con il numero NRE stampato sul promemoria — per una visita ortopedica (89.7B.7) o fisiatrica (89.7B.2) da prenotare al CUP; la classe di priorità scritta dal prescrittore, e non la diagnosi, è ciò che determina i tempi di attesa. Per la scoliosi trattata in modo conservativo il fisiatra, cioè lo specialista in medicina fisica e riabilitativa, è un riferimento naturale quanto l’ortopedico: la tradizione italiana su questo tema è nata lì. La radiografia, se serve, la prescrive lo specialista alla fine di quella visita — non lo scoliometro, e non il numero che hai letto a casa. Quando conviene fare quel passo è spiegato in quando rivolgersi allo specialista.
Usa l’app Scoliometer per misurare l’angolo di rotazione del tronco e tenere un registro da confrontare nel tempo.
L’ATR è l’angolo di pendenza da un lato all’altro del tronco, misurato in gradi con uno scoliometro nel punto di maggiore asimmetria mentre la persona si piega in avanti. Riflette la rotazione del tronco sulla superficie del corpo: è una misura dell’asimmetria del tronco, non della curva della colonna vertebrale.
No. L’ATR è una misurazione di superficie della rotazione del tronco, presa con uno scoliometro. L’angolo di Cobb si misura su una radiografia della colonna e descrive la curvatura della colonna stessa. Sono collegati, ma non sono intercambiabili, e uno scoliometro non può restituire un angolo di Cobb.
Meno di 5° è in genere una lettura bassa, 5–6° merita attenzione e 7° o più è la soglia ampiamente utilizzata per fissare una valutazione professionale. In Italia sono le stesse cifre che gli specialisti raccomandano nelle Linee Guida nazionali del 2002, anche se nessuna autorità pubblica le ha mai adottate come politica sanitaria. Conta però anche la ripetizione: un valore più alto che si ripresenta quando la misurazione viene rifatta con lo stesso metodo dice molto più di una lettura isolata. Sono indicazioni di screening, non diagnosi.
No. L’ATR è una misurazione di screening. Una lettura elevata suggerisce che vale la pena una valutazione professionale; solo un medico, di solito con la diagnostica per immagini, può diagnosticare la scoliosi. In più, misurazioni ripetute della stessa schiena possono differire di diversi gradi, quindi un singolo valore più alto raramente significa qualcosa da solo.
Durante il test di Adams si appoggia lo scoliometro — compreso uno scoliometro su smartphone — sulla schiena e lo si fa scorrere fino a trovare l’angolo più alto. Quel valore massimo è l’ATR. Che a misurare sia sempre la stessa persona, sempre allo stesso modo, rende il monitoraggio nel tempo molto più utile.
Avvertenza medica: questa guida ha finalità di informazione generale e di sensibilizzazione allo screening. Non costituisce un parere medico e non diagnostica la scoliosi né altre condizioni della colonna vertebrale. Uno scoliometro — compreso uno scoliometro su smartphone — misura l’angolo di rotazione del tronco come ausilio di screening; non è la stessa cosa dell’angolo di Cobb e non sostituisce una radiografia né la valutazione di uno specialista. I risultati variano da persona a persona in base all’età, alla maturità scheletrica, al tipo di curva, alla corporatura, alla tecnica di misurazione e alla costanza con cui le letture vengono eseguite. Rivolgiti sempre a un professionista sanitario qualificato per la colonna vertebrale tua o di tuo figlio.